Fermati (ogni tanto)!Leggi questa storia e scopri perché

Scritto il 19/01/2020


Attenzione: questo è il primo di una nuova categoria di post in cui non si parlerà di like, tag, newsletter, fan e business. Si parla di tutt'altro: come stare bene, nell'epoca del digital, del multi-tasking e dei social. Quali sono le formule del benessere, le buone pratiche e i pensieri più sani, salutari, rigeneranti?  

Insomma, senza prendere l'aereo per una meta tropicale, senza cambiare colore dei capelli e senza stravolgere la dieta - cosa si può fare, di buono, ogni giorno, per stare un po' meglio?

Ad esempio, fermarsi. Ma come? 

La tecnologia sembra che ci consenta un dominio sempre maggiore sulla nostra vita, gli altri, il mondo. Sfidiamo la morte in cerca della vita eterna, viaggiamo nello spazio sempre più remoto e inventiamo nuovi materiali, esplorando il nucleo degli atomi e sconvolgendo la scienza classica grazie alla rivoluzione dei quanti. Eppure... 

... il dominio umano è un'apparenza. Nella vita di tutti i giorni è un po' difficile avere la percezione di essere al comando. Siamo piuttosto noi, ad essere comandati da notifiche, email, messaggi diretti, delivery e calendari.  

Il risultato non è edificante: automatismi, reazioni condizionate, pensieri deformati e giudizi distorti. 

Ma l'aspetto più preoccupante è questo: ne siamo consapevoli? 

Basta poco, pochissimo per farlo. Ma non è fine a se stesso. E' una conquista che sprigiona serenità, relax, tranquillità, fiducia, benessere - fosse anche solo per 1 minuto al giorno.

Come si fa, allora, a fermarsi?

E' meglio lasciare la parola ad un vero MaestroThich Nhat Hanh, una delle figure più importanti della spiritualità mondiale. Monaco buddhista, poeta, studioso e attivista per la pace, è stato candidato al premio Nobel da Martin Luther King nel 1967. È autore di decine di libri. Vive a Plum Village, in Francia, e guida ritiri spirituali in tutto il mondo sull’arte della meditazione.

Qui vale la pena di leggere un passo tratto dal suo libro "Il dono del silenzio" che riporta a sua volta un episodio del Buddha, che vale la pena di leggere tutto fino in fondo:

"All’epoca del Buddha visse un uomo chiamato Angulimala. Era un famigerato serial killer, soffriva enormemente ed era pieno di odio. Un giorno entrò in una cittadina e tutti gli abitanti si fecero prendere dal panico. Per puro caso il Buddha e la sua comunità alloggiavano nelle vicinanze, e il Buddha entrò in quella stessa città durante la sua questua mattutina. Uno degli abitanti lo implorò: «Caro maestro, è molto pericoloso camminare lì sulla strada! Entra in casa nostra. Lascia che ti offra qualcosa da mangiare. Angulimala è in città». «È tutto a posto», replicò il Buddha. «La mia pratica è uscire a piedi e visitare non una sola casa ma diverse case. Mi trovo qui non soltanto per trovare il mio pasto quotidiano ma anche per entrare in contatto con le persone, per fornire loro un’opportunità di praticare il dono nel modo che sentono più spontaneo, e per offrire loro degli insegnamenti.» Perciò non acconsentì all’ansiosa richiesta del suo seguace. Possedeva pace, forza spirituale e coraggio sufficienti per proseguire la sua pratica. Si dava anche il caso che, prima di diventare monaco, fosse stato un eccellente praticante di arti marziali. Il Buddha tenne stretta la sua ciotola con calma e concentrazione, e camminò consapevolmente, godendo di ogni passo. Poi, una volta completata la questua, mentre stava attraversando la foresta udì il suono di qualcuno che lo seguiva di corsa. Capì che si trattava di Angulimala. Era la prima volta che Angulimala vedeva una persona senza paura. Chiunque avvicinasse cercava di fuggire il più rapidamente possibile, a parte i più sventurati, che rimanevano letteralmente impietriti dalla paura.

Ma con il Buddha la situazione era ben diversa. Lui continuò semplicemente a camminare, imperterrito. Angulimala si infuriò vedendo qualcuno che non era minimamente turbato dalla sua presenza. Il Buddha era consapevole, si rendeva conto della situazione, ma le sue pulsazioni erano regolari e non c’era adrenalina che gli stesse pompando nell’organismo. Non stava soppesando freneticamente l’opportunità di combattere o fuggire. Era composto. Aveva una buona pratica! Quando lo ebbe quasi raggiunto, Angulimala gridò: «Monaco, monaco! Fermati!». Ma il Buddha continuò a camminare tranquillamente, serenamente, nobilmente. Era la personificazione della calma, della non paura. Angulimala gli si affiancò e disse: «Monaco, perché non ti fermi? Ti ho detto di fermarti!». Sempre camminando, il Buddha replicò: «Angulimala, io mi sono già fermato a lungo. Sei tu quello che non si è fermato».

Angulimala rimase sbalordito. «Cosa vuoi dire? Stai ancora camminando e dici di esserti fermato?» Poi il Buddha gli spiegò cosa significa fermarsi davvero. «Angulimala», disse, «non è bene continuare come stai facendo. Sai che stai causando un’enorme sofferenza a te stesso così come a molte altre persone. Devi imparare ad amare.» «Amore? Mi stai parlando di amore? Gli esseri umani sono molto crudeli. Li odio tutti. Voglio ucciderli tutti. L’amore non esiste.» «Angulimala», replicò dolcemente il Buddha, «so che hai sofferto molto, e la tua rabbia, il tuo odio, sono smisurati. Ma se ti guardi intorno puoi vedere persone gentili, affettuose. Hai conosciuto qualcuno dei monaci e delle monache della mia comunità? Hai conosciuto qualcuno dei miei studenti laici? Sono molto compassionevoli, molto tranquilli, nessuno può negarlo. Non dovresti essere cieco alla verità che esiste l’amore, che esistono persone capaci di amare. Angulimala, fermati.»

«È troppo tardi», replicò Angulimala, «è di gran lunga troppo tardi perché io mi fermi. Anche se tentassi, la gente non mi permetterebbe di farlo. Mi ucciderebbe nel giro di un istante. Non posso mai fermarmi, se voglio sopravvivere.» «Caro amico», disse il Buddha, «non è mai troppo tardi. Fermati ora. Ti aiuterò come un amico. E il nostro san˙gha ti proteggerà.»

Nel sentire ciò Angulimala gettò via la spada, si inginocchiò e chiese di essere accettato nel san˙gha, la comunità del Buddha. Divenne il praticante più diligente dell’intera comunità. Si trasformò completamente e divenne una persona gentilissima, l’incarnazione della non violenza.

Se Angulimala è riuscito a fermarsi, allora possiamo farlo tutti. Nessuno di noi è più impegnato, più ansioso, più folle di quanto fosse questo assassino. Non possiamo trovare la pace del silenzio senza fermarci. Correre sempre più forte, spingere sempre di più noi stessi, non ci avvicinerà alla pace. Non la troveremo da nessuna parte se non qui. Nel momento in cui riusciamo a fermarci davvero, a fermare sia il movimento sia il rumore interno, cominciamo a trovare un silenzio curativo. Il silenzio non è privazione, vuoto. Più spazio creiamo per l’immobilità e il silenzio e più abbiamo da dare sia a noi stessi sia agli altri."

Morale super sintetica:

  • non ci sono alibi per non fermarsi, almeno qualche minuto, ogni giorno
  • fermarsi vuol dire ritrovare se stessi
  • fermarsi vuol dire ritrovare energie nuove o che non si sapeva di avere

 

Grazie per l'attenzione!